Milano: la Polizia di Stato ricorda il commissario Calabresi

Milano: la Polizia di Stato ricorda il commissario CalabresiIl 17 maggio di 50 anni fa in via Cherubini a Milano un commando armato, appartenente all’organizzazione di estrema sinistra “Lotta Continua”, assassinò il commissario capo Luigi Calabresi.

Questa mattina, a Milano, è stata ricordata la figura del giovane commissario di Pubblica Sicurezza alla presenza del capo della Polizia Lamberto Giannini e dei familiari di Calabresi.

Nella chiesa di San Marco è stata celebrata una messa in suffragio officiata dall’arcivescovo di Milano Monsignor Delpini e, successivamente, presso la questura di Milano si è tenuta la cerimonia commemorativa, nella quale il prefetto Giannini, intervenuto dopo la signora Gemma Capra, moglie di Calabresi, ha sottolineato 

“Finalmente è stata restituita al Paese la figura che era, grazie al suo onore ed alla sua professionalità. Ma c’è stata una storia che mai, mai per un momento, è stata incrinata all’interno della Polizia e delle Forze dell’ordine, soprattutto per i funzionari, come lo sono stato io per 28 anni, dell’antiterrorismo, per i quali il commissario Calabresi è stato sempre un mito, una stella polare. Un esempio, grazie al suo acume investigativo, alla sua capacità di mediazione, sempre pronto a comprendere le ragioni dell’altro. Questa celebrazione, oltre ad essere un doveroso ricordo, deve anche essere un monito affinchè non possa accadere mai più quello che accadde in passato”

Milano: la Polizia di Stato ricorda il commissario CalabresiAl termine, il capo della Polizia ha deposto una corona di alloro vicino al busto dedicato a Luigi Calabresi.

L’assassinio del commissario Calabresi fu deciso da una parte di militanti di alcune organizzazioni politiche della sinistra extra-parlamentare che lo ritenevano responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Quest’ultimo era stato fermato nel corso delle indagini per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 ed era morto precipitando da una finestra della questura di Milano.

Prima di lasciare il luogo della cerimonia, il prefetto Giannini ha deposto una corona all’esterno della Questura, presso la lapide in memoria delle 4 vittime della strage del 17 maggio 1973, in cui rimasero ferite anche 52 persone.

Milano: la Polizia di Stato ricorda il commissario CalabresiIn quella occasione, proprio nel giorno in cui veniva inaugurato il busto dedicato a Calabresi ad un anno dalla sua morte, il terrorista Gianfranco Bertoli lanciò una bomba a mano tra la folla causando la morte di Gabriella Bortolon, Felicia Bartolozzi, Giuseppe Panzino e della guardia di Pubblica sicurezza Federico Masarin, in servizio all’Ufficio politico della questura di Milano.

‘Ndrangheta in Lombardia, due arresti

'Ndrangheta in Lombardia, due arrestiI poliziotti della Squadra mobile di Milano e i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Como hanno arrestato 2 persone, colpevoli di associazione mafiosa, favoreggiamento, frode fiscale, bancarotta, intestazione fittizia e possesso illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso.

Il primo è un uomo di sessantaquattro anni, già in carcere per associazione mafiosa e per essere stato il mandante di un omicidio.

Nonostante la reclusione ha gestito i suoi affari impartendo disposizioni ai suoi uomini, tra cui l’ordine di un violento pestaggio nei confronti di una persona che gli doveva del denaro. Il criminale, inoltre, è accusato di essere amministratore, tramite uomini di
fiducia, di numerosi esercizi commerciali intestati a terzi e di aver praticato prestiti a usura.

Il secondo uomo, un 44enne originario del catanese ma residente nel comasco, è stato arrestato per aver fornito un supporto logistico all’associazione mafiosa e per aver partecipato a degli scavi, mettendo inoltre a disposizione la strumentazione per eseguirli, per recuperare 55mila euro, proventi di attività illecite, nascosti all’interno di un maneggio nel comasco, poi sequestrato dai poliziotti.

Le indagini, che già nel novembre del 2021 avevano portato all’arresto di 54 persone indagate per i medesimi reati, hanno fatto luce sull’operatività di famiglie di
‘Ndrangheta operanti nelle province di Milano, Como, Varese e in Svizzera; quest’ultima divenuta terreno fertile per il traffico di stupefacenti e dimora di alcuni dei criminali precedentemente indagati che vi si erano stabilmente insediati.

Gli investigatori hanno documentato anni di storia criminale del territorio lombardo per cui sono stati fotografati tre periodi storici:

Il periodo 2007/2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione ai danni di imprenditori locali.

Il periodo 2010/2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla collusione di un imprenditore locale, titolare formale di cooperative operanti nel settore, tramite le quali veniva ideato e attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale.

Il periodo 2018 sino ad oggi in cui, dopo esser stato duramente colpito, grazie a diversi arresti, il sistema di frode fiscale del precedente periodo, sono ripresi su larga scala gli episodi di estorsione a piccoli e medi imprenditori e a semplici cittadini.

Pillole di sicurezza al Giro d’italia

Al 105° Giro d’Italia che si corre sino al 29 maggio prossimo la Polizia di Stato, con gli specialisti della Stradale, assicura la sicurezza della carovana lungo tutte le tappe.

Vista la risonanza che la competizione ha sull’opinione pubblica, gli agenti al seguito del Giro abbinano alla sicurezza una serie di iniziative collaterali indirizzate a sensibilizzare gli utenti della strada sulla prevenzione. 

Oltre al Pullman Azzurro, presente in ogni tappa, e al concorso Biciscuola che coinvolge gli utenti più giovani, i poliziotti che scortano il Giro hanno realizzato anche alcune pillole di sicurezza che ricordano alcune regole, semplici ma fondamentali per garantire l’incolumità propria e quella degli altri.

Cagliari: smascherati i truffatori del reddito di cittadinanza, 140 indagati

Truffa InpsSono stati denunciati a conclusione di un’indagine della Squadra mobile di Cagliari per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza: 140 persone sono accusate di aver ottenuto il sussidio utilizzando false dichiarazioni.

Gli indagati percepivano in media 600 euro al mese e secondo una stima approssimativa fatta finora dagli investigatori, l’importo complessivo della truffa è di oltre 4 milioni di euro.

Molti di loro avevano dichiarato di essere in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo o di avere la residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi.

Gli approfondimenti investigativi fatti in collaborazione con la Direzione regionale dell’INPS, con alcuni Centri di assistenza fiscale e Poste Italiane, hanno consentito di smascherare i criminali per cui è stata disposta la restituzione delle somme percepite.

Sono al vaglio degli investigatori le posizioni di altre 478 persone che risultano beneficiari del reddito di cittadinanza.

Furti in casa di anziani, due arresti a Genova

Truffa anzianiSi presentavano a casa di persone anziane sole, anche invalide, dicendo di essere incaricati dalle società che gestiscono i servizi di gas e luce a Genova, per risolvere problemi relativi alla fornitura, che rischiava di essere sospesa. Chiaramente, con il loro intervento, tutti i problemi si sarebbero risolti sottoscrivendo un nuovo contratto con una diversa società.

In questo modo due truffatori, di 29 e 31 anni, carpivano la fiducia delle vittime prescelte, e riuscivano ad introdursi nelle loro abitazioni per razziare tutto ciò che trovavano.

I due criminali sono stati arrestati dagli agenti del commissariato Prè di Genova, al termine di un’indagine iniziata dopo numerose denunce. I due sono accusati di furti in abitazione, truffe aggravate, sostituzione di persona, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito. A loro vengono contestati 13 colpi messi a segno con lo stesso modus operandi.

Mentre la vittima era distratta dalla descrizione dei benefici relativi al nuovo contratto, uno dei due si allontanava con la scusa di fare una telefonata o per andare in bagno; in realtà setacciava il resto della casa a caccia di denaro, oggetti d’oro, preziosi, orologi, assegni, bancomat e carte di credito.

Quando i malcapitati si accorgevano di quanto accaduto, era ormai troppo tardi.

Gli investigatori del commissariato Prè hanno mostrato alle vittime dei furti il loro archivio fotografico, nel quale sono stati riconosciuti i due ladri. A quel punto è scattata l’analisi dei tabulati telefonici che ha confermato la presenza dei due sui luoghi dei furti, proprio nei giorni e negli orari in cui questi si erano svolti.

Dall’indagine è inoltre emerso che una delle utenze telefoniche utilizzate nei finti contratti per la nuova fornitura, anche se intestata ad un’altra persona, era stata attivata tramite una email che appartiene a uno dei due arrestati.

Ulteriore elemento a carico dei due criminali è stato l’ostentazione, sulle loro pagine social, di banconote di grosso taglio, vestiti firmati e, in generale, di un elevato tenore di vita, non in linea con le loro possibilità. Si stima, inoltre, che durante i furti i due ladri abbiano sottratto più di 20mila euro in contanti.