Coppa del mondo fioretto: Alice Volpi vince la finale-derby con Elisa Di Francisca

La tappa italiana della Coppa del mondo di fioretto femminile ha avuto come protagoniste assolute le campionesse delle Fiamme oro Alice Volpi ed Elisa Di Francisca.

Sulle pedane del Pala Alpitour di Torino, dove si è svolto il Grand prix Fie trofeo “Inalpi”, le portacolori cremisi sono arrivate entrambe in finale, dove hanno incrociato le lame per conquistare la vetta del podio, in un derby targato Polizia di Stato di altissimo livello: la campionessa del mondo in carica contro l’oro olimpico di Londra 2012 e argento di Rio 2016.

Alla fine ha vinto Alice, che ha superato Elisa con il punteggio di 15-9 e un urlo liberatorio che ha fatto tremare il palazzetto: “Torino è sempre una gara particolare e poter festeggiare un’altra vittoria qui è bellissimo – ha detto Alice dopo la premiazione – Un podio tutto italiano era un sogno e sono felice di festeggiare con Elisa e Francesca (Palumbo, ndr), soprattutto in questa nuova location che è davvero magica. In finale contro Elisa non è stata semplice, ma volevo vincere e alla fine ho scaricato con quell’urlo tutta la tensione e anche la stanchezza per una gara lunga. Grazie a tutto il pubblico di Torino”.

Sul terzo gradino del podio anche l’altra azzurra Francesca Palumbo, sconfitta in semifinale da Elisa Di Francisca.

Per le fiorettiste cremisi è stata una marcia trionfale fino alla finale. Alice aveva iniziato la giornata eliminando la statunitense Madison Zeiss per 15-7, poi aveva affrontato l’azzurra Martina Favaretto superandola per 15-10; subito dopo è stata la volta della francese Morgane Patru, battuta per 15-9, e della tedesca Leonie Ebert, sconfitta con il punteggio di 15-8. Un po’ più faticosa è stata la semifinale con la russa Ivanova, finita 15 a 12.

Per Elisa Di Francisca si tratta del secondo podio successivo al suo rientro dalla maternità. Dopo aver superato la fase a gironi e il turno di qualificazione contro la francese Lacheray (15-11), Elisa ha sconfitto la statunitense Jacqueline Dubrovich (15-12), la sudcoreana Oh Hye Min (15-7), e l’altra statunitense Lee Kiefer (15-14). Poi solo avversarie azzurre per Elisa, che ha superato ai quarti Camilla Mancini per 15-11, e in semifinale Francesca Palumbo per 15-7.

Estorsioni e spaccio alla “Vecchia maniera”, 8 arresti a Siracusa

Svolgevano attività illecite alla “Vecchia maniera” (definizione che ha dato il nome all’operazione), in particolare traffico di droga ed estorsioni, basate sull’intimidazione mafiosa ottenuta a colpi di arma da fuoco e incendio dei mezzi d’opera delle ditte che non si piegavano alle richieste estorsive.

Leader degli otto criminali arrestati questa mattina dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa era un esponente di vertice del clan mafioso dei Trigilia di Noto (Siracusa), che sfruttava i legami allacciati nel corso della sua lunga carriera criminale.

All’esecuzione dei provvedimenti, disposti dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, hanno collaborato gli uomini delle Squadre mobili di Milano, Messina e Novara. Altre due persone sono attualmente ricercate.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Trigila.

Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati diversi sequestri di droga.

Nel febbraio 2017, gli agenti della questura di Messina hanno fermato il figlio dell’unica donna del gruppo, con un chilo di cocaina nascosto nello sportello dell’auto sulla quale viaggiava.

Nel mese di maggio dello stesso anno due degli arrestati di oggi sono stati fermati dagli uomini delle Squadre mobili di Siracusa e Reggio Calabria con circa 71 chili di hashish occultati sul loro furgone.

L’indagine ha rivelato anche l’esistenza di una seconda associazione per delinquere, anch’essa dedita al traffico di droga, composta da cittadini del Marocco, localizzata a Milano ma con ramificazioni su Novara e Messina. Questo gruppo era in grado di far arrivare rilevanti quantità di sostanze stupefacenti, che venivano distribuite agli spacciatori in tutta Italia, compresi quelli arrestati a Siracusa.

Sergio Foffo

Stradale: attraversa l’autostrada, sanzionato

Circa 600 euro di multa, 15 punti in meno tolti dalla patente e la richiesta alla Motorizzazione della revisione della patente, al 52enne romano che ha attraversato a piedi l’Autostrada A11 per recuperare degli oggetti persi dal suo furgone.

L’uomo, mentre guidava si è reso conto di aver perso della merce finita dall’altra parte della carreggiata e ha pensato di fare retromarcia, scendere e attraversare l’autostrada, schivando auto e tir, per raggiungere il materiale caduto dal furgone e riportarlo nel furgone.

Ha rischiato di essere investito e di procurare un grave incidente sull’autostrada che avrebbe potuto coinvolgere tanti mezzi con conseguenze anche gravi.

Tutta la scena è stata ripresa dalle telecamere del Centro operativo della polizia Stradale della Toscana, così una pattuglia è intervenuta poco dopo e lo ha fermato.

L’episodio è avvenuto all’altezza della galleria di Serravalle Pistoiese, Pistoia.

Postale: scoperta banda del phishing a Frosinone

Scoperta una banda specializzata al phishing e alla frode informatica dagli uomini del compartimento della Polizia postale Lazio che hanno arrestato tre persone.

L’operazione è stata avviata dopo la denuncia presentata dal responsabile di una società attiva su una piattaforma online che ha segnalato di aver fornito le credenziali di accesso al proprio account di vendita in una pagina “login di accesso” che riproduceva quella originale.

I tre truffatori si sono introdotti nell’account “rubato” e hanno iniziato a pubblicare falsi annunci di vendita di materiale informatico particolarmente conveniente, modificando i dati relativi al codice iban sul quale far confluire i soldi.

Gli investigatori seguendo i trasferimenti del denaro sono riusciti a identificare i tre uomini, arrestandoli.

Nel corso dell’operazione e della perquisizione gli agenti hanno sequestrato 16mila euro in contanti oltre a conti correnti postali su cui risultano ancora depositati circa 15mila euro.

Si stima che i proventi dell’attività illecita compiuta dalla banda si aggira intorno ai 125mila euro.

Traffico internazionale di cuccioli, 7 arresti a Rimini

Acquistavano cuccioli di cane, prevalentemente di razza bulldog francese e barboncino toy, nella Repubblica Slovacca, pagandoli pochi euro, e poi li rivendevano in Italia per cifre comprese tra 1.000 e 1.800 euro.

Al termine dell’operazione “Luxury dog” sette persone sono state arrestate dalla Polizia di frontiera di Rimini con l’accusa di maltrattamento e traffico illegale di animali, truffa e falsificazione di documenti relativi alle vaccinazioni; cinque di loro sono finite in carcere e due ai domiciliari.

Eseguite anche 13 perquisizioni nei confronti di ulteriori 6 persone, residenti in varie città italiane.

Sequestrati passaporti per animali da compagnia ancora da compilare, falsi pedigree da immettere sul mercato, microchip pronti per essere inoculati ai piccoli cuccioli, farmaci ad uso veterinario. Sono stati inoltre scoperti due canili abusivi, uno presso la città slovacca di Nitra e uno nel napoletano dove 33 cuccioli venivano allevati in condizioni igieniche pessime.

L’attività investigativa, disposta nel febbraio dello scorso anno dal Sostituto procuratore della Repubblica di Rimini, ha portato al sequestro di circa cento cuccioli e ha fatto luce su un’organizzazione criminale che, grazie alla compravendita di migliaia di animali, ha guadagnato oltre un milione di euro.

Gli investigatori hanno accertato che un cittadino italiano, assieme alla moglie slovacca e al figlio, provvedeva all’acquisto dei cuccioli presso allevamenti abusivi gestiti da contadini locali o mercati settimanali dedicati alla vendita degli animali.

Per rendere più appetibili i cuccioli l’organizzazione produceva falsi pedigree riferibili ad una associazione non riconosciuta quale organismo legittimato al rilascio dei pedigree, che in Italia è prerogativa dell’Ente nazionale cinofilia italiana (Enci).

Gli animali venivano importati quando ancora non avevano raggiunto i tre mesi e 21 giorni previsti dalla normativa; tale limite è legato al tempo necessario affinché il vaccino contro la rabbia, obbligatorio, faccia il suo effetto. Per fare questo alteravano le date di nascita sui passaporti e registravano vaccinazioni mai effettuate.

Venivano anche utilizzati microchip reperiti sul mercato asiatico e inoculati sui cuccioli da personale non veterinario.

A causa dei maltrattamenti subiti in tenerissima età, molto spesso i cuccioli decedevano dopo pochi giorni dalla consegna.

Durante l’attività investigativa sono stati documentati decine di episodi di importazione illegale di cuccioli, che hanno portato al sequestro di circa 30 passaporti falsi e 100 cani che inizialmente sono stati dati in custodia ai canili territorialmente competenti, e poi affidati a famiglie che si sono rese disponibili.

Individuato anche un uomo incaricato di produrre false attestazioni di genealogia e fittizie certificazioni di riconoscimento di razza che venivano spacciate per pedigree.

L’operazione è stata condotta in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale di Polizia – Sirene, di due team EnFAST (Rete europea delle unità ricerche attive latitanti), delle Squadre mobili di Milano, Alessandria, Bergamo, Savona, Napoli, delle Guardie ecozoofile di “Fare ambiente” e di 30 poliziotti della Repubblica Slovacca.

Sergio Foffo