Roma: consegnate le sciarpe tricolori a 290 “nuovi” commissari

Si è concluso, questa mattina, con una cerimonia presieduta dal capo della Polizia Franco Gabrielli, il 3° corso per commissari presso la Scuola superiore di polizia di Roma.

Si tratta di 290 funzionari, di cui 87 donne, che hanno già una lunga carriera alle spalle svolta nei ruoli degli ispettori e provenienti soprattutto da reparti e uffici operativi.

E così da oggi i “nuovi” commissari dopo aver ottenuto la sciarpa tricolore dalle mani del prefetto Gabrielli, raggiungeranno chi una nuova sede e reparto e chi il vecchio ufficio di appartenenza con un nuovo incarico.

Durante il periodo formativo, iniziato a gennaio, sono stati preparati ad assumere nuove e maggiori responsabilità derivanti dall’aver ottenuto la sciarpa tricolore, simbolo dell’esercizio di Autorità di pubblica sicurezza, funzione specifica dei funzionari della Polizia di Stato, e dall’appartenenza al nuovo ruolo.

La conclusione del corso è stata, per ognuno di loro, anche l’occasione par condividere l’orgoglio di aver raggiunto un nuovo traguardo, con le famiglie e i figli.

A tutti loro i nostri migliori auguri

Truffavano anziani con il metodo del “Finto incidente”, presi padre e figlio

Guardateli bene, se avete consegnato dei soldi a questi uomini, che millantavano di essere un avvocato o un maresciallo, per risarcire la vittima di un incidente provocato da vostro figlio o nipote, probabilmente siete stati vittime di un imbroglio.

Si tratta di due truffatori seriali, padre e figlio, arrestati dagli uomini delle Squadre mobili di Ragusa e Napoli, al termine dell’operazione “Finto avvocato”.

I criminali sono stati riconosciuti dalle vittime, quasi tutte donne ultrasettantenni, cadute nel raggiro ben architettato dai due criminali, che dovranno rispondere dei reati di truffa e tentata truffa aggravata.

Per ora le indagini hanno acclarato otto colpi messi a segno a Ragusa, ma è possibile che siano ancora numerose le vittime dei truffatori sull’intero territorio nazionale.

Chiunque dovesse riconoscere i due indagati, è pregato di recarsi presso gli uffici della Polizia di Stato più vicini per denunciare i fatti.

L’attività investigativa ha preso il via l’estate scorsa, dopo che a Ragusa erano state presentate diverse denunce per una truffa realizzata sempre con lo stesso modus operandi.

L’espediente utilizzato era quello del finto incidente: la vittima veniva contattata telefonicamente da un sedicente avvocato che chiedeva fino a 30mila euro per risarcire la vittima di un incidente stradale causato dal figlio o dal nipote, il quale, essendo privo di copertura assicurativa, si trovava in stato di fermo presso la caserma e non poteva avere contatti telefonici. Quando la vittima non aveva tutto il denaro, i truffatori si facevano consegnare oggetti in oro.

Le indagini si sono concentrate sui video registrati dagli impianti di videosorveglianza, grazie ai quali gli investigatori sono riusciti a cogliere elementi utili ad individuare i due criminali, come la macchina utilizzata durante i colpi, l’immagine dei loro volti e numerosi altri indizi.

Con l’operazione “Tarantella” fermata banda che truffava Autobrennero

Avevano modificato i software dei registratori di cassa, inserendo tasti per attribuire la categoria di bene esente da Iva (o con percentuale inferiore a quella dovuta) o altri diritti, a prodotti che in realtà ne erano assoggettati.

Si tratta di dodici persone denunciate al termine dell’operazione “Tarantella” dagli agenti del Compartimento polizia stradale Trentino – Alto Adige e Belluno e della Guardia di finanza di Trento, che hanno anche effettuato cinquanta perquisizioni in otto regioni ed eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per un valore totale superiore ad un milione di euro emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Trento.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di dichiarazione fiscale fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, corruzione e autoriciclaggio.

Vittima della truffa milionaria è la società Autostrada del Brennero Spa , che gestisce l’A22, ma indirettamente sono colpiti gli enti pubblici che partecipano al capitale della società per l’85 percento.

L’attività investigativa ha preso il via dagli indizi raccolti dalla Sottosezione della Polizia stradale di Trento, che ha acquisito informazioni su possibili illeciti fiscali, compiuti da una delle imprese private che gestiscono in appalto, i punti vendita presso alcune aree di servizio disposte lungo l’autostrada A22.

Trattandosi di violazioni fiscali relative all’omessa contabilizzazione degli incassi, gli investigatori della Stradale hanno informato la Guardia di finanza, con la quale, nell’agosto 2018, è iniziata un’indagine congiunta.

L’attività ha consentito di fare luce su un sistema strutturato in maniera tale da evitare di pagare i diritti dovuti in base al contratto di gestione dei punti vendita, con aliquote che variavano dal 5 al 49 percento, a seconda del tipo di bene venduto.

La truffa avveniva in tre modi diversi: omettendo completamente l’emissione degli scontrini fiscali; battendo in cassa prodotti normali come tipici locali, soggetti a royalty ed Iva inferiori; oppure i prodotti venivano fatti passare come quelli sui quali non era dovuta nessuna percentuale alla società Autobrennero come Cd musicali, libri, riviste e generi di monopolio.

Per regolamentare il flusso delle irregolarità i truffatori basavano sulle giornate in cui venivano effettuati i controlli sui volumi delle vendite, concentrando le azioni truffaldine nelle giornate in cui non erano previsti, chiamate nel loro gergo giornate da “luce verde”, mentre in quelle da “luce rossa” bisognava essere regolari.

Si sta indagando per accertare se le informazioni circa le giornate in cui poter “operare” venivano comunicate da dipendenti infedeli della stessa società truffata e se il sistema fosse stato esteso ad altri punti vendita gestiti dalla società indagata.

Sergio Foffo

Cerimonia di insediamento del prefetto Vittorio Rizzi

Si è svolta questa mattina a Roma presso il Compendio Anagnina, la cerimonia di insediamento del vice capo della Polizia, nonché direttore centrale della Polizia criminale, prefetto Vittorio Rizzi.

Ad accogliere il Prefetto Rizzi c’erano il direttore della Direzione centrale servizi antidroga, Giuseppe Cucchiara e il direttore della Dia, Giuseppe Governale.

Il Prefetto, accompagnato dai Direttori centrali ha deposto una corona d’alloro sulla lapide in ricordo dei caduti, che si trova sul piazzale dell’edificio.

A conclusione della cerimonia il neo vice capo della Polizia, nella sala riunioni, ha incontrato, assieme ai due direttori centrali, i direttori dei servizi del compendio interforze.

Al termine, presso l’aula magna, il prefetto Rizzi ha rivolto un saluto al personale della direzione centrale della Polizia criminale.

Operazione antimafia a Palermo per estorsioni e stupefacenti

Operazione antimafia questa mattina della Squadra mobile di Palermo, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di capi del mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale.

Gli agenti hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 persone, di cui 6 già detenute mentre 4 arrestate nell’operazione di oggi. Per tutti i reati contestati sono l’associazione mafiosa, l’estorsione aggravata dal metodo mafioso e il traffico di sostanze stupefacenti, anch’esso aggravato dalle modalità mafiose.

Numerose le estorsioni documentate dagli investigatori, che si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

 Le vittime erano imprenditori edili operanti anche in territori diversi da quelli propri di quel mandamento mafioso, quali Isola delle Femmine, Capaci e Carini.

Ai titolari delle imprese veniva imposto il pagamento di grosse somme di denaro per “la messa a posto” e ciò avveniva anche grazie anche al ruolo di collegamento con altre famiglie mafiose del territorio palermitano; il ricavato delle estorsioni veniva diviso tra le famiglie operanti nei diversi quartieri cittadini.

L’organizzazione criminale era anche particolarmente attiva nel campo del traffico degli stupefacenti nel capoluogo siciliano, tanto che uno degli arrestati di oggi, protetto da Cosa Nostra, si era imposto come il principale spacciatore del quartiere Zen di Palermo; in cambio corrispondeva regolari somme di denaro, in base dello stupefacente venduto.