Crotone: operazione “Ora di punta”, arrestate 10 persone

C’era il predominio per il traffico di eroina e cocaina dietro la sparatoria avvenuta a Crotone il 9 gennaio scorso nel quartiere “Fondo Gesù”.

Ed oggi la Squadra mobile della città calabrese ha arrestato 10 persone coinvolte nei fatti.

Quel giorno, un commando di tre uomini in auto, incuranti dei numerosi cittadini che si trovavano in strada, spararono diversi colpi di pistola e di fucile, contro un’auto parcheggiata davanti ad una rivendita di frutta e verdura e in direzione degli altri negozi. L’agguato era avvenuto nelle prime ore del pomeriggio in un momento in cui erano in strada numerosi passanti, da qui il nome dell’operazione, “Ora di punta”.

Le indagini tecniche, i filmati delle telecamere di sorveglianza e le intercettazioni telefoniche, chiarivano immediatamente il quadro della situazione. Il negozio preso di mira infatti era gestito da un pregiudicato che durante i fatti, pur possedendo una pistola, non era riuscito a rispondere al fuoco.

Alle operazioni di cattura hanno partecipato i Reparti prevenzione crimine di Cosenza e Vibo Valentia e le Unità Cinofile della Polizia di Stato.

Infrastrutture critiche: accordo firmato tra Polizia e Alitalia

Firmato oggi a Roma l’accordo tra Polizia di Stato e Alitalia per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici che hanno per oggetto i sistemi e i servizi informativi di particolare rilievo per il Paese.

La convenzione, firmata dal capo della Polizia Franco Gabrielli, e dai commissari straordinari di Alitalia Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, rientra nell’ambito delle direttive impartite dal ministro dell’Interno per il potenziamento dell’attività di prevenzione alla criminalità informatica attraverso la stipula di accordi con gli operatori che forniscono prestazioni essenziali.

La Polizia postale e delle comunicazioni è infatti quotidianamente impegnata a garantire l’integrità e la funzionalità della rete informatica delle strutture di livello strategico per il Paese attraverso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic).

Alitalia è la principale compagnia aerea italiana, in termini di flotta, voli nazionali e internazionali, destinazioni e passeggeri trasportati e svolge attività ritenute vitali per la mobilità del Paese.

Ciò è reso possibile grazie anche alla struttura dei sistemi informatici, tecnologici e delle reti telematiche che supportano tutte le operazioni di volo di Alitalia e, pertanto, la loro sicurezza rende necessaria una intensiva attività di prevenzione ovvero una tempestiva ed efficace risposta a qualsivoglia minaccia informatica e cibernetica.

Il Cnaipic, che da anni si occupa della tutela delle reti informatiche di realtà, sia pubbliche che private, di rilievo nazionale e di importanza strategica per il Paese, risulta quindi essere uno strumento necessario di collaborazione e di condivisione delle informazioni su tutto il territorio nazionale.

Alla firma della convenzione erano inoltre presenti, per il Dipartimento della pubblica sicurezza, il direttore centrale per la Polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato Roberto Sgalla e il direttore del Servizio polizia postale e delle comunicazioni Nunzia Ciardi; mentre per Alitalia, i commissari straordinari Enrico Laghi e Stefano Paleari, Filippo Dispenza – responsabile sicurezza, Massimo Iraci – responsabile operazioni, Costanza Esclapon de Villeneuve – responsabile corporate communications, Federico Garimberti – responsabile comunicazione e Danilo De Angelis – responsabile sicurezza informatica, Roberto Tundo – responsabile information tecnology.

Gabrielli a Brescia per ricordare il commissario Alcamo

Questa mattina, alla presenza del capo della Polizia Franco Gabrielli, è stato intitolato il parco pubblico antistante la questura di Brescia alla memoria del commissario Morello Alcamo.

Nel suo intervento il capo della Polizia Franco Gabrielli ha elogiato la figura di Morello Alcamo come uomo e studioso che con le sue tante qualità ha voluto dedicare la vita a servire lo Stato. Il prefetto Gabrielli ha poi sottolineato che “Tutti coloro che frequenteranno questo pezzo di città e incroceranno con lo sguardo il nome del nostro collega in qualche modo si riapproprieranno del proprio sentirsi Stato”.

Alla cerimonia hanno partecipato il questore di Brescia Vincenzo Ciarambino e le autorità civili e religiose della città.

Per l’occasione è stata inaugurata anche la palestra all’interno del parco con una dimostrazione da parte degli atleti delle Fiamme oro della Polizia di Stato a cui è seguita quella sportiva di alcuni studenti del liceo “Gianni Brera”, di Brescia.

Il prefetto Gabrielli, prima di raggiungere la Questura per l’intitolazione, ha fatto visita anche alla mostra itinerante “Frammenti di Storia” curata dal Servizio Polizia scientifica e allestita nel Salone vanvitelliano del Palazzo della Loggia. Tra le tavole il lavoro della Specialità in occasione della strage di piazza della Loggia del 1974 e negli omicidi dei coniugi Serramondi nel 2015.

La mostra, che resterà aperta per tutta la giornata di oggi, racconta l’attività svolta nel tempo, dalla Polizia scientifica nel territorio bresciano.

Parma: tassi usurari a persone in difficoltà, fermata coppia

Tassi di interesse che arrivavano fino al 450 per cento a cittadini e piccoli imprenditori, della provincia di Parma.

I responsabili sono due, una coppia, ex collaboratori di giustizia, con precedenti per traffico di sostanze stupefacenti e legati ad un’organizzazione criminale di stampo mafioso, residenti a Parma da 10 anni, arrestati stamattina dai poliziotti della Squadra mobile.

L’uomo, con la complicità della moglie, era disponibile ad “aiutare” persone che avevano bisogno di denaro per far fronte a esigenze di carattere familiare o lavorative, passando poi ad erogare prestiti a fronte dei quali imponeva tassi di interesse che si aggiravano tra il 130 e il 450 per cento.

Che intorno a loro ci fosse qualcosa di strano se ne erano resi conto gli agenti della questura, messi in allerta da un tenore di vita ben superiore alle possibilità consentite dallo stipendio percepito.

Da qui sono partite le indagini sul conto dell’uomo e su quello della compagna. È emerso che i due erano gli effettivi titolari di un negozio in città, formalmente intestato a un prestanome, e rilevato da una donna, poi assunta come dipendente.

Partendo da questi primi elementi e poi unendovi le dichiarazioni dell’ex titolare del negozio e di altre persone che per vari motivi erano entrate in relazione con la coppia, gli uomini della questura hanno avuto conferma che i due avessero effettivamente un’importante disponibilità economica ed erogassero prestiti a persone in difficoltà pretendendo la restituzione con tassi di interesse esorbitanti.

In occasione delle perquisizioni effettuate al domicilio e nel negozio, sono stati ritrovati cambiali e assegni bancari riconducibili alle vittime ma anche 20 proiettili calibro 45 colt detenuti dall’uomo.

Rapina milionaria ad un portavalori a Milano, 7 arresti

Erano armati fino ai denti quando, il 15 ottobre 2016, misero a segno una rapina ad un portavalori che trasportava gioielli per un valore che si aggirava attorno ai 4 milioni di euro. Stamattina sette persone, tutte di origine pugliese, sono state arrestate dai poliziotti della Squadra mobile di Milano con la collaborazione dei colleghi di Foggia e della Scientifica di Milano.

Nel corso della rapina, avvenuta in via La Cava a Bollate, nell’area metropolitana di Milano, furono sottratti gioielli storici della ditta Bulgari, collezione “Heritage” e gioielli di altre prestigiose case. Nella circostanza due furgoni, dopo essere usciti dalla sede della ditta, furono bloccati da persone travisate con passamontagna e armate, arrivate sul posto a bordo di tre auto.

Gli stessi, con una motosega, aprirono la carrozzeria del furgone e prelevarono i gioielli dopodichè scapparono a bordo di due vetture mentre una restò sul luogo della rapina.

Le indagini sono iniziate con l’analisi dei traffici delle celle telefoniche attraverso cui è stato possibile risalire alle utenze usate dai rapinatori. 

Inoltre, nel prelevare il bottino, uno dei rapinatori si era ferito con la lamiera, procurandosi una ferita dalla quale era uscito del sangue. Da qui i poliziotti hanno estrapolato un profilo genetico valido che, confrontato con uno degli indagati nel corso di una perquisizione, ha dato riscontro positivo.